Dicembre è un mese che passa veloce e corre ma per chi come me è nato e cresciuto nel sud dell’Italia corre due volte, perché già da fine Novembre se non prima si inizia quella faticosa ricerca del treno, aereo, autobus, blabla car o addirittura la nave, insomma tutto purché il 23 di Dicembre possa iniziare la grande “transumanza” come l’ha definita un amico, la discesa al Sud, a casa, in famiglia da amici e parenti in un turbinio di bagagli stracolmi di conserve vuote, aspettative di festa e diciamolo pure, sana melanconia tra taralli, cassate e cibo, tanto cibo.

Dicembre è un mese che passa veloce e corre, ma per chi come me è nato e cresciuto nel sud dell’Italia corre due volte.

Scendere giù, in quella parte d’Italia compresa in media tra Abruzzo e la punta più a sud della Sicilia è di per se un’esperienza che oscilla tra la completa disperazione e la totale rassegnazione dell’affrontare un viaggio della speranza che niente ha da invidiare ai ben più difficoltosi e inversi viaggi che nelle stesse tratte tra gli anni 50 e 70 hanno accompagnato i sogni dei nostri nonni.
Certamente però si può sdrammatizzare perché in questo viscerale movimento italico si riflettono le caratteristiche di un popolo intero, e non solo di chi riesce a scendere ma anche di chi resta al nord perché c’è nato, perché non può far altrimenti o perché semplicemente gli piace restarci.

Villapriolo, mio paese natale in Sicilia.

Dalla fredda (neppure tanto) Milano sono sceso giù in Sicilia con ogni mezzo possibile. Dal più nobile e aristocratico aeromobile, l’aereo insomma, che quando dici ai parenti di giù di aver trovato il volo ad un prezzo più basso di 300 euro A/R aprono una bottiglia di marsala, perché sanno bene che è tutta comodità che cresce e che se anche un breve ritardo della solita low cost potrebbe interrompere l’idillio, in mezza giornata sarai a casa. Quasi un miracolo da festeggiare appunto, votati al santo di turno che se non accendi un cero la cena abbondante quella si, all’arrivo non mancherà mai.

Ma è forse il treno, con quelle interminabili 15/16 ore di traversata oceanica in cui davvero ti chiedi come hanno fatto ad unire un fazzoletto di terra così stretto e lungo, dove ho visto un’umanità grondante e tracotante dai finestrini sporchi e dalle carrozze sempre troppo piene di urla, occhi e in fondo tanta gioia di arrivare in famiglia.

Il viaggio di Natale è lo specchio di un’Italia spaccata in due ma che si vuole bene e si tiene per mano.

Il viaggio di Natale è lo specchio di un’Italia spaccata in due ma che si vuole bene e si tiene per mano, un invisibile muro di Berlino culturale che divide il ricco nord dallo stupendo sud, come se queste due realtà volessero appositamente restare separate guardandosi solo da lontano e facendosi gli auguri appunto solo per le feste, come vecchi parenti che si ritrovano a tavola senza scambiarsi le rispettive aggettivazioni.
Se dovessi trovarne un collante è forse il cibo. Un’icona sacra che nei dieci giorni di festa riempie le tavole, i profili Facebook e le stories di Instagram. Perché è l’orgoglio che parla, la più profonda radicalizzazione di una terra che vede sanguinare i figli che vanno per lavoro o per piacere, lontani da essa. Ed è quindi con cassate e arancini, taralli e fritture di ogni tipo che la madre riaccoglie i propri figli e il “mangia, mangia ancora” è un atto di amore che ti fa superare ogni viaggio e ogni infinita attesa alle pensiline dei bus, ai gates di aerei sempre in ritardo o addirittura avventurarti in bla bla car silenziosi e solitari.

Scendere a Natale è come riappropriarsi di un tempo altro, nello stesso tempo vicino e lontano.

Scendere a Natale è come riappropriarsi di un tempo altro, nello stesso tempo vicino e lontano. A quei ritmi che una volta erano quotidiani e oggi sono legati soltanto ad un momento di vacanza. E nel frattempo il nord respira un po e ci guarda intimidito, con un senso di famiglia altrettanto alto ma diverso, perché non urla come noi, non piange come noi, non incasina le serate i pranzi e le cene portando a tavola l’abbondanza raccontata ormai da film e migliaia di meme online. Abbondanza di zuccheri e baci, di risate e solite amare verità di famiglie alle volte sfasciate che insistentemente si ritrovano attorno ad un Buon Natale.

È la tragedia del sud e la commedia del Natale. E solo se sei nato in questo grande teatro puoi capirla fino in fondo. D’altronde, se sei un commediante, non vedrai l’ora di salire sul palco. E per tutti gli altri, qualche volta fatevi invitare e scendete anche voi, un posto a tavola zia Santa lo troverà sempre.