Sono partito per Bruxelles a cuor leggero, uno di quei weekend leggeri e spensierati che dividono mesi sempre troppo lunghi e troppo freddi come Febbraio. Due giorni, sufficienti a vedere una città consigliata da molti, dal respiro profondamente europeo ma con contraddizioni che saltano all’occhio evidenti e prepotenti. E così mi sono detto che forse, più che la solita guida di cosa vedere e cosa fare, che ne è piena la rete, dovevo entrare un po più in profondità e partendo da Bruxelles, un po per tutti i miei prossimi viaggi. Una visione intimista forse, ad ogni modo spero autentica, senza mancare delle informazioni utili, come si scrive di solito.

L’odore delle patatine si mischia a quello del Kebab. è il profumo d’Europa, che affascina e spaventa.

Sono arrivato a Bruxelles a tarda notte dall’aeroporto più distante, Charleroi. Una comoda navetta vi porta in circa un’ora in centro città, alla stazione di Midi, zona abbastanza malfamata ma con ritrovate speranze borghesi di riqualificazione, adesso ricca di piccoli locali giovani e freschi. Da li prendo la metro e arrivo nel mio alloggio, uno studio di una simpatica italiana, Elisa, che mi ospiterà per i due giorni nel luccicante quartiere europeo, accanto la Commissione e a pochi passi dal Parlamento Europeo. Arrivo in metro con un ticket giornaliero da 7 euro, valido per 24 ore, comodo per i turisti da weekend. Ma è uscito dalla metro che incontro la prima grande sorpresa: il quartiere europeo non sembra Bruxelles. Una sfilza di pizzerie e trattorie italiane da far invidia ad una qualsiasi città italiana, a ricordare il Belgio solo le architetture piccole e minute di casette a schiera incastonate tra i nuovi palazzi, nati negli anni per ospitare le centinaia di funzionari europei. La prima condizione dell’Europa unita è sentirsi a casa, forse.

Il centro d’Europa

Tappa obbligata nel primo giorno di scoperta è la Grand Place, centro non solamente geografico e turistico della città ma soprattutto storico. La piazza è ampia, una delle più belle che ho visto in Europa, circondata da palazzi storici imponenti, dal palazzo comunale e da uno storico hotel. Nelle immediate vicinanze trovate un dedalo di viuzze infinito, scalpitante di turisti e ristoranti devo dire dal dubbio gusto, ma l’architettura è accogliente e i prospetti bassi hanno quell’aria di rilassata malinconia che, se arrivate da una grande città, è decisamente piacevole.

Accanto alla piazza poi, le Galeries Royales Saint-Hubert, uno dei luoghi storici principali della città, dove, oltre a trovare le boutique più prestigiose e cioccolaterie da far girar la testa, risiedono i caffè storici dove provare il famoso waffle belga. Io sono andato a provare il classico waffle, servito con cioccolato caldo a parte e la spolverata di zucchero a velo da Mokafelocale storico anche se un po dismesso che si trova a circa metà della galleria.

Ma se le gallerie rappresentano il centro borghese di una città piccola ed elegante, è nei dintorni che si mescola l’anima di quella che è ormai città di incontro per vocazione, storia e cultura. E nei vicoletti dall’aria imperiale e a tratti decadenti si mescola l’odore di fritto a quello di umanità, la più varia possibile.

Città d’Europa, con le sue contraddizioni

Nei tre giorni in città ho alloggiato nel quartiere europeo, a 100 metri dalla commissione europea e, nonostante il fascino imbattibile del centro resta sovrano, girovagare tra le vie del quartiere “nuovo” mi ha portato a delle riflessioni interessanti. Prima tra tutte, che l’Europa esiste veramente, ma forse già da secoli, prima di un vero e proprio disegno europeo. Il degradato e popolare quartire di Molenbeek teatro delle cronache terroristiche degli ultimi anni non è poi così distante dagli scintillanti palazzi del potere europeo e questo fa riflettere di quanto vicine e allo stesso modo distanti convivono due europe parallele. Due anime che in questa città vale la pena analizzare. Islam e cristianesimo convivono in un Belgio nuvoloso.
Girate, come ho fatto io, sui mezzi pubblici di superficie, guardate negli occhi i funzionari appena usciti dagli uffici e la mamma con il velo che sale qualche fermata dopo. Se sogno l’Europa forse è tutto in questo viaggio fatto in poco più di un’oretta nelle strade trafficate di Bruxelles.

Alla fine perché andare a Bruxelles?

Che siate dei fervidi europeisti o magari perché volete davvero capire cosa significa integrazione, questa è la città che fa per voi. Rilassata e tranquilla, contrastante ma rassicurante. Passare dai waffle ad un tabulé è sempre abbastanza semplice.
In questa città si respira l’Europa che, suo malgrado o per sua benedizione, ne è ormai diventata perno, centro e impegno imponente in una città che storicamente sarebbe forse rimasta in un cono d’ombra e una riservatezza quasi provinciale. E poi, si mangia bene, nota che per me non guasta mai.